Ebbene ieri Obama ha indossato gli occhiali rosa delle elezioni presidenziali e come ci racconta il sempre puntuale Federico Rampini è tornato a bandire lo slogan tanto caro a coloro che hanno sperato in un cambiamento ma non l’hanno ottenuto…

NEW YORK - E’ tornato Lui, è il Barack Obama che il popolo democratico vuole: il leader dell’utopia concreta, del cambiamento possibile, della battaglia senza quartiere contro una destra reazionaria e ottusa. Il presidente usa il discorso dello Stato dell’Unione per dare al paese il senso della sfida che lo attende a novembre: una scelta di campo, tra due concezioni incompatibili dell’America. La nazione delle opportunità, o il paese della plutocrazia. Lo fa con un discorso abile, dai toni misurati, con l’aplomb del grande statista, ma senza cedimenti. Un’ora e cinque minuti, tante “standing ovation”, applausi in piedi, perlopiù dei democratici, qualche volta anche dei repubblicani. (…) Repubblica

Tralasciando la minestrina dell’eliminazione di Bin Laden e della presunta fine della guerra in Iraq la metafora si sposta su “Un’economia costruita per durare, dove vale la promessa fondamentale di questa nazione: se lavori duro, ce la puoi fare”. Ecco la scelta fondamentale, quella che descrive la posta in gioco nell’elezione di novembre: “Se vogliamo essere un paese dove sta bene solo una minoranza sempre più ristretta, o dove ciascuno ha la parte che gli spetta”.

Utopie terribili utopie soprattutto quando non si ha il coraggio di andare sino in fondo a cancellare la causa principe di questa devastante crisi ovvero una impressionanente iniquità e disparità di ricchezza che ha preceduto anche la Grande Depressione del ’29.