Lenin non risparmiò scherno e disprezzo nei confronti dei narodnik, i populisti russi. Lo stesso scherno e disprezzo che le elites di Washington, Wall Street e Silicon Valley hanno riservato ai deplorables che hanno portato un semipopulista alla Casa Bianca.

In realtà da una parte non è vero che le elites illuminate e disinteressate siano sempre tali e dall’altra non è vero che il populismo sia sempre e comunque catastrofico. Le torrenziali rivelazioni di Wikileaks ci stanno offrendo uno spaccato del sistema di potere e mostrano come anche il capitalismo reale americano sia molto più di relazione di quanto la narrazione ufficiale ami raccontarci. Il mancato ricambio periodico della classe dirigente crea nepotismo, corruzione, collusione e incrostazioni di ogni tipo.

I populismi, dal canto loro, non sono tutti uguali. Ci sono quelli di destra e quelli di sinistra. Ci sono quelli in cui il leader si crea il suo popolo e quelli in cui il popolo si crea il suo leader. Ci sono quelli rancorosi, giustizialisti e basati sull’invidia sociale e quelli che mantengono un certo contenuto di idealismo e di levità. Ci sono gli xenofobi puri e quelli che vorrebbero semplicemente non vedere violentato un umanissimo senso dell’identità di sé. Ci sono quelli a sfondo pansindacalista e assistenziale, come il peronismo argentino (una delle forme più distruttive) e quelli a sfondo jacksoniano e libertario, basati al contrario sull’autosufficienza dell’individuo e l’ostilità nei confronti di un big government che cala dall’alto le sue soluzioni preconfezionate e le sue tasse.