Kirstie Spence, gestore di Capital Group, spiega che i primi mesi del 2016 sono stati un periodo molto volatile per gli asset rischiosi. Dinanzi ad una reazione dei mercati così imprevedibile, la sensazione è quella di trovarsi nella congiuntura più volatile mai vista prima o che i rischi macroeconomici siano aumentati a livelli senza precedenti. Un gestore patrimoniale, tuttavia, deve indagare a fondo sulle dinamiche in atto e comprendere appieno i rischi idiosincratici e macroeconomici.

Dall’analisi dei fondamentali dei Mercati Emergenti, potremo notare che, in realtà, le dinamiche in corso sono favorevoli - spiega Kirstie Spence -. Molti Paesi registrano un tasso di crescita ragionevole, abbinato a un sano livello inflazionistico. Anche sul fronte delle riforme, sono stati realizzati alcuni passi in avanti.

In precedenti fasi di crisi nell'universo degli Emergenti, si sono spesso generate pressioni sul sistema, che hanno provocato un inasprimento degli ancoraggi valutari e di altri regimi di cambio fissi - spiega Kirstie Spence -. Questa volta, dinanzi alla flessione dei prezzi delle materie prime, la crescita ha rallentato il suo ritmo e i tassi di cambio si sono svalutati. Se da un lato la debolezza dei tassi d'interesse ha rappresentato un problema per i detentori esteri di obbligazioni ME in valuta locale, dall'altro ha svolto la funzione di riequilibrio per i Paesi Emergenti, soprattutto per quelli che esportano materie prime. Una valuta debole sostiene la crescita e può anche favorire il gettito fiscale. Questo dovrebbe consentire alle economie emergenti di evitare una crisi correlata dovuta al rallentamento della crescita. Inoltre, molti governi hanno affrontato la difficile situazione agendo in maniera responsabile sul versante fiscale, intervenendo sulle imposte e riducendo la spesa. Alcuni governi, inoltre, hanno sfruttato la debolezza dei prezzi delle materie prime per ridurre sovvenzioni fiscali.