Lunedì Enrico Bondi è stato nominato dal governo commissario ai tagli di spesa in una manovra che ha visto Francesco Giavazzi e Giuliano Amato diventare rispettivamente consigliere per le agevolazioni alle imprese e consigliere per la riforma del finanziamento ai partiti. Qualsiasi cosa ci riservi il futuro, di certo l’esecutivo non potrà essere accusato di incoerenza; di fronte a una situazione che rimane abbastanza complicata, indipendentemente da quanto fatto finora, con lo spread a 400, il governo dei tecnici ha risposto con una nuova iniezioni di “tecnici”. Proprio la nomina di Bondi e il suo recente passato professionale da commissario e amministratore di Parmalat aiuta a capire quali siano i termini del problema nel contesto attuale.

Che la situazione sia ancora difficile è testimoniato da una serie piuttosto lunga di dati macroeconomici in calo, dall’Europa agli Stati Uniti passando per la Cina, e da condizioni di rifinanziamento per gli Stati periferici ancora critiche che un nuovo scivolone delle borse potrebbe far diventare di nuovo da allarme rosso. La situazione però cambia velocemente: se fino a qualche mese fa era molto facile distinguere tra Stati “buoni” e “cattivi”, oggi, anche dopo le ben note vicende olandesi, le distinizioni sono sempre meno nette. Che i problemi non siano semplici si può desumere anche dal fatto che la correlazione tra livello del debito di un Paese, deficit e costo di rifinanziamento non sia spesso immediata; altrimenti non sarebbero spiegabili le differenze tra Giappone, Stati Uniti, Germania e all’interno dell’Unione europea.

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