I fattori scatenanti per una nuova corsa del greggio potrebbero essere le già presenti tensioni internazionali tra gli Usa e la Russia a causa della Siria ma anche di quelle tra gli Usa e l'Iran a causa dell'arrivo di nuove sanzioni.

I fattori sul tavolo

Il vero delta discriminante sulle quotazioni del barile saranno altre oltre alle varie reazioni ai raid di Usa, Francia e Gran Bretagna, soprattutto considerando gli sviluppi della questione del nucleare iraniano, questione che vedrà i prossimi responsi il 12 maggio quando il presidente Usa Donald Trump dovrebbe decidere se restare o meno all'interno dell'accordo in base ad eventuali concessioni fatte (e finora assenti) da Teheran. Da un lato ci sono le preoccupazioni della repubblica islamica, dall'altro le rassicurazioni che questa riceve dalla Russia. Le probabilità che Washington possa decidere di annullare i precedenti accordi unilateralmente sono date al 90%. La Casa Bianca, infatti, potrebbe non solo ritirarsi dall'accordo nucleare iraniano ma anche imporre nuovamente sanzioni alla repubblica islamica, una decisione che, fanno notare gli analisti interpellati dalla Cnbc, potrebbe contribuire a portare a un aumento delle quotazioni petrolifere fino ad 80 dollari.

Come sottolineato da Robin Mills, CEO di Qamar Energy, ed ex dirigente della Shell . "E' chiaro a tutti che gli Stati Uniti si ritireranno dall'accordo con l'Iran, ma la domanda che tutti si pongono è cosa farà successivamente.” Su un mercato come questo, particolarmente vulnerabile in una fase di cambiamento ma soprattutto con un greggio che ha sovraperformato durante tutto il corso dell'anno sulle aspettative, il rischio geopolitico diventa più pesante da reggere soprattutto alla luce di repentini cambi di umore dovuti al ritorno di una calma, per giunta apparente, dopo il primo e finora unico raid di bombardamenti da parte di Usa, GB e Francia.