Ieri l'Opec aveva annunciato il quarto aumento consecutivo su base mensile della produzione complessiva dei Paesi appartenenti al raggruppamento, che hanno estratto a luglio quasi 32,9 milioni di barili (+173 mila barili), ai livelli più alti dall'avvio del programma di tagli, proprio sulla spinta degli aumenti produttivi di Libia e Nigeria.

Difficile che i prezzi salgano 

"Anche se gli stocks stanno cominciando a calare, stanno calando da un'altezza molto alta," ha spiegato alla stampa Neil Atkinson, a capo della divisione Oil Industry and Markets dell'IEA, e il report segnala che se i livelli delle scorte continuassero a diminuire al ritmo osservato nel secondo trimestre di quest'anno, si dovrà aspettare fino alla prima parte del 2018 per il riequilibrio. 

Per Atkinson, in ogni caso, "è molto complicato vedere, sulla base dei fondamentali attuali, un aumento dei prezzi del greggio significativo nei prossimi mesi," tenendo anche conto del fatto che qualsiasi risalita delle quotazioni sarebbe un incentivo a intensificare il ritmo delle estrazioni per alcuni player non Opec, come i produttori di shale oil americano.

Intanto le quotazioni del Brent e del WTI viaggiano alle 16 rispettivamente a 51,65 dollari (-0,64%) e 48,29 dollari (-0,48%).