Un ottimo dato macro aveva fatto schizzare i principali indici statunitensi sui massimi dal dicembre 2007, la chiusura, poi, è avvenuta abbastanza distante dai massimi di giornata, ma comunque è stata l’ennesima seduta positiva per Wall Street.

Ad indurre una tale euforia un indice ISM del settore manifatturiero salito a sorpresa a 54,8 anziché scendere, come nelle previsioni a 53,0 dal precedente 53,4.

Ora la crescita del settore manifatturiero, obiettivamente è la miglior notizia che possa arrivare ai mercati, effettivamente quindi possiamo capire una reazione positiva della Borsa, ma vedere il Dow Jones salire oltre 13.300 punti e lo S&P500 superare i 1.415 punti come è accaduto dopo un paio di ore dall’inizio delle contrattazioni è comunque stato un fatto eclatante.

Tutto ciò infatti accade in un momento in cui le economie mondiali, ma europee in particolare, non brillano, la recessione in diversi stati del Vecchio Continente è un fatto acquisito ed in altri un evento ineludibile.

Nelle elezioni francesi, al di là di Hollande o Sarkozy, a vincere è stato soprattutto l’euroscetticismo, e negli altri stati europei la cosiddetta antipolitica, che altro non è che un fortissimo segnale di protesta, spopola a tutte le latitudini, a nord come a sud.

Quindi insomma non ci resta che ribadire che troviamo questa euforia sui listini azionari a stelle e strisce perlomeno eccessiva, ma naturalmente preferiamo essere smentiti in positivo dai mercati che non il contrario.

Dow Jones (+0,50%)in vetta troviamo davvero un trio delle meraviglie: Alcoa (+2,47%) ossia il titolo industriale per eccellenza, Bank of America (+2,47%) la banca più importante e Intel (+1,94%) che rappresenta il settore tech, insomma non ci poteva essere un segnale più chiaro di così.