La serie di headline di politica monetaria (BOJ e PBOC), e la rottura rialzista dei tassi US hanno lasciato qualche traccia sul sentiment fin dalla seduta asitatica. Ad alimentare una moderata incertezza, eventualmente, anche le indiscrezioni riportate da  politico.com di un rinvio del  piano infrastrutture di Trump.

L’azionario giapponese, che in un altro contesto avrebbe beneficiato enormemente della volatilità  sui tassi US, ha ceduto marginalmente terreno, frenato dal robusto apprezzamento dello Yen. E’ vero che recentemente la  correlazione inversa Nikkei – yen si è  attenuata,  ma  in questo caso la  forza della divisa nipponica dipende dal  dubbio che il  taglio  agli  acquisti BOJ di ieri costituisca il prodromo di un tapering ufficiale. I mercati cinesi hanno chiuso con marginali rialzi una seduta volatile, con solo le small caps in negativo. Sul fronte macro, scarse sorprese da  PPI e CPI di dicembre:  i prezzi alla produzione hanno rallentato in linea con le attese più o  meno, mentre quelli al consumo hanno accelerato meno delle attese. Per ora nulla che possa impattare sulla  politica monetaria PBOC. La Banca Centrale cinese ha ripreso le iniezioni di liquidità  dopo 2 settimane di black out, il che ha forse supportato il sentiment, anche se i tassi monetari cinesi era già  un po’ che scendevano dai picchi di fine 2017. Moderatamente negativi gli altri principali indici, con la  guidance deludente di Samsung a pesare sul Seul e  Taiwan.

L’apertura europea ha visto una continuazione del tono incerto. Unica notevole  eccezione,  il settore bancario europeo, che ha aperto in forte rialzo ed è restato in denaro, incurante delle vicende degli indici generali. A caccia di catalyst, molti hanno guardato al  rialzo dei rendimenti globali, ma, a giudicare dalla recente price action, sembra che la relazione tra banche e tassi sia principalmente di tipo mediatico. Infatti i tassi salgono, negli USA come in Eurozone, da metà dicembre, ma il settore  bancario europeo aveva seguito il destino dell’indice generale, dal  quale solo oggi si sgancia, una  volta che il rialzo dei rendimenti ha guadagnato le prime pagine dei giornali finanziari, grazie ai nuovi massimi del  decennale  US ( e agli anatemi di  Gross e Gundlach). All’interno del settore hanno brillato, per una volta gli istituti italiani (FTSE Italia All-Share Banks Index + 3.6% a fine giornata).  Ancora più  fantasiosa la spiegazione circolata per giustificare quest’outperformance ovvero, la moderazione dei toni anti € del Movimento 5 Stelle. Peccato che il Btp non abbia reagito con altrettanto entusiasmo, sebbene sulla performance della carta italiana possa aver pesato la digestione dei 9 miliardi di € di 20 anni BTP emessi dal tesoro via sindacato di collocamento.