I mercati e le borse si confermano delle realtà imprevedibili. Soltanto un mese fa ci trovavamo di fronte a uno scenario completamente differente, eppure in termini di economia reale non è cambiato nulla; anzi, i tempi di reazione di questa ultima sono infinitamente più lunghi rispetto a quelle dei mercati.

L’intervento della Bce, qualche incontro a Bruxelles meno litigioso dei precedenti, lo swap della Grecia più vicino all’accordo e le manovre straordinarie di bilancio, hanno mutato la percezione degli investitori permettendo, in primis, ai nostri titoli di Stato di recuperare molto terreno, in secondo luogo hanno permesso ai listini azionari di manifestare i maggiori entusiasmi.

Da un lato la distensione si è fatta sentire soprattutto sul comparto finanziario, il più colpito dalla crisi e quello che ha maggiormente da guadagnare di fronte ad una stabilizzazione del sistema, dall’altro iniziano ad arrivare anche segnali importanti quali i delisting e le opa. Del resto, i livelli di prezzo di alcune aziende quotate sono arrivati a livelli talmente bassi sia rispetto ai fondamentali, sia rispetto ai valori degli assets in bilancio, che inevitabilmente si trovano esposte a seri rischi di scalate ostili, oppure al prevalere dell’interesse del maggior azionista a delistare il titolo; questi segnali, molto forti negli ultimi giorni, possono essere interpretati in senso positivo come opportunità di fronte ad una ripresa dei valori di borsa.

Nella prospettiva di costruire adesso un buon portafoglio per il 2012 l’attenzione, oltre ai titoli di settore ciclico particolarmente depressi, va sicuramente portata verso quelle imprese che sono riuscite a mantenere un equilibrio finanziario di fronte alle ultime difficoltà dell’eurozona, investendo a tempo debito verso i paesi emergenti, non solo come delocalizzazione di produzioni, ma come veri bacini potenziali di consumi.