L’economia globale attraversa una fase di crescita forte e sincronizzata. Le banche centrali si mantengono espansive. L’inflazione non è preoccupante. Gli utili crescono. Molti cominciano a pensare che siamo entrati davvero in una nuova era di crescita senza inflazione e non riescono a trovare una ragione per cui il rialzo delle borse si debba fermare.

È davvero così? Proviamo a passare in rassegna i fattori di rischio. Alcuni sono nuovi di fiamma.

Arabia Saudita. La caduta del petrolio e l’idea che i combustibili fossili siano in declino strategico hanno iniziato a corrodere alle fondamenta un paese che appariva solido solo perché era immobile. L’indebolimento strutturale arriva poi nel momento peggiore, in una fase in cui l’Iran stringe l’assedio a sud con lo Yemen, a est con il Qatar e a nord con un Iraq filo-iraniano e un Kurdistan indebolito, con una Siria alauita che si sta rimettendo in piedi e con un Libano che ogni giorno scivola sempre più nelle mani degli sciiti di Hezbollah.

L’elite saudita si aggrappa agli Stati Uniti e a Israele, ma in questo processo si divide perché trova un’America divisa. Il giovane principe Mohammad bin Salman è salito al potere con l’appoggio di Trump con un colpo di mano che ha emarginato il cugino obamiano e ora sta attaccando il ricchissimo e antitrumpiano Al-Waleed. George Friedman, uno stratega geopolitico dotato di grande profondità di pensiero, non esclude la possibilità di una guerra civile o di un nuovo colpo di stato. Il tutto con l’Iran alle porte che, per farsi sentire meglio, manda un missile sulla capitale Riyadh. L’Iran conta grandi amici in Russia, in Europa e tra i democratici americani ed è in buona forma economica grazie all’accordo sul nucleare che ha posto termine alle sanzioni.