Analisti: Europa ok ma c'è un campanello d'allarme per l'Italia



I dati macro sembrano confermare una fiducia nel ritorno alla crescita proprio nel Vecchio Continente e ancora di più in quelle nazioni che, più deboli delle altre, a suo tempo rischiarono addirittura il fallimento.

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Era il 2008 e la più grande crisi finanziaria della storia scoppiò con una virulenza tale che ancora oggi, dopo quasi 10 anni dall'inizio, ne avvertiamo le conseguenze. Eppure i dati macro sembrano confermare una fiducia nel ritorno alla crescita proprio nel Vecchio Continente e ancora di più in quelle nazioni che, più deboli delle altre, a suo tempo rischiarono addirittura il fallimento. Da un'analisi della CNBC, infatti, risultano essere proprio le cosiddette nazioni periferiche le migliori candidate per i prossimi investimenti internazionali e nello specifico Irlanda, Spagna, Portogallo e Grecia.

Spagna

L'economia della penisola iberica ha registrato un +3,2% l nel 2016 e si prevede possa crescere al 2,8% quest'anno grazie a un aumento del consumo privato, sebbene comunque ancora al di sotto dei livelli pre-crisi. Secondo Ken Wattret, capo economista europeo di TS Lombard, decisive per la svolta sono state le riforme del mercato del lavoro, quelle per il salvataggio del settore bancario e le varie strategie per allargare i settori export, superiori a quelle della Germania, della Francia e dell'Italia.

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