Mentre il Nasdaq arriva a toccare i 4 mila punti, cosa che non faceva dai tempi della bolla Internet (e già questo potrebbe essere un indizio), da Ubs invece preferiscono credere a un ritorno alla grande degli utili e comprare azioni made in Usa.
Sulla spinta di preoccupazioni vi varia natura (i problemi che si devono affrontare in questi ambiti sono diversi soprattutto in un frangente caratterizzato da una manovre di uscita piuttosto complicata), secondo gli analisti di Ubs chi investe a lungo termine non deve porsi il problema di una speculazione in atto: il ritorno degli utili è cosa certa. Per questo hanno deciso di sovrappesare nel loro portafoglio sia i titoli europei che quelli statunitensi, i primi aiutati dalle strategie della Bce, i secondi proiettati un una ripresa economica in arrivo già nel 2014, con un’accelerazione che denoterebbe il primo slancio dal 2010.
Un particolare non indifferente visto che la spinta ricevuta sugli utili societari sarebbe pari all‘8% aiutati da una domanda interna: da ciò è facile presupporre che anche il mercato del lavoro darà in parallelo ottimi risultati sia nella quantità che nella qualità (la gente non spende se non ha certezza di un lavoro e per di più di un lavoro stabile) ma un livello inferiore a quanto finora sperato. Una nuova normalità in arrivo? Intanto dall'altro lato dell'oceano, anche l’Europa potrebbe unirsi con segnali più timidi ma costanti. In questo caso le previsioni parlano di un margine di crescita ampio e perciò il trend lento è maggiormente sopportabile anche perchè, non essendoci basi solide, un eventuale target di crescita a due cifre sarebbe un evento importante.
Il tapering ancora sul tavolo dei protagonisti con un suo arrivo che è dato successivo al mese di marzo, cosa che favorisce l’azionario, ma senza un ritorno della crescita tendenziale il che renderebbe la strategia di Us vana. Un’opinione simile è quella di Coutts secondo cui, come dichiarato alla Cnbc, sarà l’Europa la vera protagonista perchè i margini di crescita sono più ampi e il mercato è sottovalutato anche a causa della crisi pluriennale che ha penalizzato molti asset virtuosi, permettendo quindi acquisti in “saldo”.


