Piazza Affari illude: dopo una generale debolezza durata tutta la mattinata, in molti avevano sperato in un colpo di coda e d'orgoglio nel pomeriggio. Alle 16.30, però, il Ftse Mib deludeva tutti arrivando a -0,03% con 21.485 punti. Un gioco al confine tra i due territori (positivo e negativo) che accomuna tutto il resto delle borse europee: il Ftse 100 arrivava a +0,35%, il Dax a -0,3% e il Cac 40 a +0,03%. Anche Wall Street parte debole con l'avvio che vede il Nasdaq a +02%, l'S&P500 a +0,06% e il DJ a specularmente opposto a -0-06%.

La questione politica e i timori di un pullback

 

In realtà il problema per la piazza di scambio americana è alquanto complesso, sia perchè l'agenda Trump ormai non è più un fattore di spinta preponderante (solo dopo le elezioni i listini americani hanno registrato un +17%), sia perchè i dati macro continuano ad essere contraddittori: da un lato il miglioramento della spesa dlele famiglie, dall'altro l'aumento di sofferenze sociali come i senza tetto che solo a New York sono aumentati del 39% negli ultimi 12 mesi. Il risultato più eclatante è quello di vedere un mercato azionario che sempre più spesso viene sospettato di essere in bolla. A confermare i timori è anche Graham Summers che non più tardi della settimana scorsa ha sottolineato come il rapporto P/S (Price to Sales ratio), un indicatore utilizzato per valutare il valore delle azioni, e che indica il rapporto tra il prezzo di mercato delle azioni e i ricavi di vendita, si trovi a livelli uguali, se non addirittura superiori a quelli registrati durante la bolla dell'hitech. Chi invece avverte su un pullback citando quando e quanto, è Katie Stockton: stando alle sue previsioni, infatti, è possibile prevedere un calo del 3-5% in agosto sui listini Usa. L'analista era riuscita ad indovinare anche i 2.400 punti che l'S&P500 avrebbe raggiunto dopo qualche settimana partendo da un S&P500 che in quel momento registrava 2.135 punti. Era il luglio del 2016.