Dopo il peggior mese di agosto degli ultimi anni si prospetta un autunno molto caldo per le borse. La crisi del debito sovrano, le incertezze dei governi europei (italiano in testa), i conseguenti crolli dei mercati, la perdita del rating AAA per gli Usa, gli infiniti record dell’oro e le certezze di molti che svaniscono. In uno scenario del genere, i promotori e consulenti finanziari si sentono ripetere sempre la stessa domanda: come proteggo il mio portafoglio? Innanzi all’altissima volatilità delle ultime settimane, infatti, gli investitori hanno il terrore di vedere i propri risparmi andare in fumo e la prima reazione è quella di fuggire. Compresibile, certo, ma il voler allontanarsi dai mercati nel pieno dei crolli, significa monetizzare le perdite, rischiando di svendere i titoli in portafoglio.

Meglio non seguire la massa
È una storia vecchia. Analizzando i flussi di cassa dei fondi comuni italiani, si nota la tendenza dei risparmiatori a sbagliare sempre il “timing” negli investimenti: i capitali entrano nei fondi azionari dopo che questi hanno registrato performance significative dopodiché confluiscono verso i fondi obbligazionari dopo che i mercati azionari sono andati particolarmente male. Ma queste è comunque una tendenza globale; facendo un’analisi storica delle principali bolle finanziarie è evidente che un comportamento unidirezionale della massa d’investitori ha portato a forti rialzi e successivi forti ribassi. Le conseguenze di questo comportamento a livello di performance sono enormi. Prendiamo ad esempio i fondi azionari Usa. Dal 1984 al 2002 l’indice S&P 500 è cresciuto del 793%, il 12,2% su base annua, mentre il rendimento del fondista medio è stato solo del 62,2% ossia il 2,6% su base annua. Se ne deduce quindi che il rendimento dell’investimento dipende molto più dal comportamento dell’investitore che dall’andamento del fondo scelto o dai mercati (dati “sentimentcharts”).