Secondo molti (e per questo non ci volevano degli analisti) le quotazioni durante l’ipo erano state gonfiate (in buona fede o meno). Intanto, però, gli altri nomi sono sempre al top...
Partiamo dall’esordio: venerdì. D’accordo è partito in rialzo (40 dollari), ma poi è sceso, ci sono stati problemi tecnici sul Nasdaq, ma questo non spiega perchè la flessione sia continuata anche il secondo giorno. E in maniera anche più evidente del primo.
Giornata negativa di Wall Street? E sia, ammettiamolo pure: Nasdaq a -2% e Dow Jones -1,2%. Ma al momento della risalita, i numeri di Facebook non seguono la corrente, anzi, scendono ancora a 33,5 dollari.
Si era parlato di "iperquotazione" delle azioni intesa come “scommessa” sul futuro (oggi 900 milioni di utenti, domani 2 miliardi?) peccato che non era sugli utenti che FB faceva il “botto”: il guadagno arrivava dalla pubblicità (in calo) e dai giochini. Forniti da una ditta esterna.
Ma procediamo oltre. All’inizio Facebook era solo un social network, poi è diventato una vera e propria piattaforma sociale. Ma niente più. Tanti amici, tanti collaboratori, tanta popolarità. Appunto, la popolarità: un castello di chiacchiere, visibilità, fondata su quelli che si credevano fiumi di denaro e che invece si sono rivelati poco più che gocce. Errore madornale di Morgan Stanley, prima responsabile di quei 38 dollari di quotazione che non corrispondevano per niente alla realtà.
All’inzio Apple vendeva computer, poi dopo ha rivoluzionato il mondo della comunicazione creando non solo iPhone e iPad, ma anche un brand, un senso di comunità e una visione della vita. Non solo: creazione di contenuti e conseguente vendita con altrettanta produzione di utili, penetrazione nel mercato Cloud (iCloud) e presto anche in quello TV.
