Mentre la compagnia aerea ungherese Malev fallisce e lascia i passeggeri a terra, i “guai” est europei non trovano fine, e certamente le rinnovate perplessità della Troika sull’esito dell’ ”odissea greca” vedono ridursi le preoccupazioni per il cambio al vertice in Romania.
Con nove mesi di anticipo da quelle che dovevano essere le prossime elezioni parlamentari, il governo rumeno si è sfaldato sotto il peso di misure anticrisi drastiche (ma quanto mai necessarie) per rientrare nei paletti stabiliti dal Fondo Monetario Internazionale. Come insegna la Grecia, prima vengono i sacrifici e poi arrivano le sovvenzioni, ma l’ex premier Emil Boc non ce l’ha fatta. E, anche per il crescere delle dimostrazioni popolari, lascia il posto ad un nuovo governo di centrodestra guidato dal giovane Razvan Ungureanu, che dovrà gestire l’emergenza sino a possibili elezioni anticipate.
Il tatticismo politico del partito di governo, il Partito Democratico Liberale (PDL) di centro destra, va oltre le dimissioni del suo leader e cerca di prolungare i tempi di future elezioni per recuperare consensi. Cosa non facile però perché intanto la “questione sociale” resta la priorità.
E’ stato proprio il PDL ha chiudere gli accordi con l’IMF, un anno e mezzo fa, per 11 miliardi di euro, che ora dovranno essere ripagati a partire dal secondo semestre di quest’anno. L’emissione poi, l’anno scorso, di un global bond in euro a 5 anni e la riduzione del deficit al livello imposto del 4.4%, avevano rafforzato le relazioni anche verso gli osservatori dell’Unione Europea.
La Banca Centrale, centrato il target di inflazione al 3% a fine 2011, è immediatamente intervenuta a sostegno del Leu romeno che nel 2011 ha perso il 4% contro USD. Poi però sin da metà dicembre la valuta ha iniziato a perdere vistosamente terreno anche contro euro, proprio sul rischio politico interno.