Oltre ai “lingotti”, suggerite di rivolgere lo sguardo verso le società aurifere. Perché?
Quel che si osserva è un disallineamento tra il prezzo dell’oro e quello delle società aurifere. In generale, si può dire che la risalita dell’oro nel 2011 è stata favorita dalla crisi del debito sovrano in Europa e dalle fragilità del sistema bancario. Questa doppia crisi, unita al rischio di recessione globale, hanno penalizzato fortemente i mercati azionari, coinvolgendo in negativo anche il settore delle società aurifere. Ora però i fondamentali di queste società indicano una loro sottovalutazione, soprattutto in termini di medie storiche.

Ad esempio?

Negli ultimi anni c’è stato un forte incremento dei costi di estrazione dell’oro, più che raddoppiati; ma, nonostante questo, i margini di profitto sono cresciuti i maniera ancora maggiore. Quindi le società macinano profitti. In secondo luogo, storicamente le società aurifere facevano uso di derivati per proteggere i propri utili dalle fluttuazioni del prezzo dell’oro. Ebbene, tale prassi si è molto ridotta, i livelli di protezione tramite derivati sono molto bassi, fra il 5 e il 10% del totale.

Ma perché sarebbero titoli “sottovalutati”?

Il multiplo Enterprise Value to EBITDA (EV/EBITDA), che misura la relazione tra il valore di mercato medio del debito e del capitale delle società dell’indice (DAXglobal Gold Miners Index, ndr.), conferma che il settore aurifero è attualmente sottovalutato rispetto ai livelli storici. Anche il multiplo Prezzo/Net Asset Value per Azione (P/NAV) conferma tale analisi; infine, si può osservare il multiplo Capitalizzazione di mercato/Riserve che offre agli investitori un’indicazione di quanto stanno investendo per ogni oncia di riserve posseduta dalle società. Quindi ci sono ben tre multipli che confermano la nostra idea di “sottovalutazione”. Sappiamo inoltre che la performance del settore aurifero si è spesso discostata dalla performance dell’oro. Ma, storicamente, vi è una correlazione positiva che tende a ripristinarsi. In particolare, negli ultimi sei anni le aurifere sono andate meglio dell’oro in contesti di forza del ciclo economico, mentre hanno fatto il contrario in fasi di crescita stagnante o negativa. In prospettiva il quadro potrebbe ribaltarsi e, in ogni caso, possono rappresentare un buon elemento di diversificazione in un portafoglio ben distribuito in commodities.