Secondo rialzo a fila per Wall Street (per un totale di quasi il 3%) un evento che attendevamo dal 26 gennaio scorso. Il movimento di ieri (+1.4%) è stato guidato da tech, energy e industrials, vale  a  dire alcuni dei settori più  penalizzati dallo storno.  A parte ciò  il  recupero di ieri mantiene in vita lo scenario di inversione di breve illustrato  ieri,  per quanto,  come accennavo,  in periodi di volatilità  cosi accentuata convenga poco fare i talebani con i segnali di breve. Diciamo che il quadro si consolida con il superamento di 2700, livello che ha contenuto  in chiusura il  primo rimbalzo. Sotto 2620, chiusura di venerdi, torna di attualità  un test serio dei minimi.

L’Asia ha beneficiato del recupero degli USA,  con i principali indici in guadagno a fine seduta. Notevole  eccezione, Tokyo,  che ha visto il rimbalzo morire e trasformarsi in una perdita nella seconda parte di seduta  principalmente a causa dell’estrema forza dello yen. Già,  perchè,  supportata dalla recente risk aversion,  e  spinta da un positioning eccessivamente scarico (è l’unica tra le  principali divise ad aver conservato un robustissimo corto vs $),  la  divisa giapponese sta testando i massimi contro il biglietto verde da novembre 2016. Il  movimento di oggi è  stato alimentato anche da una generale debolezza del  dollaro, seguita forse alle comunicazioni di Trump  relative al  piano infrastrutture, e al budget 2019, che implicano quasi un raddoppio dell’attuale  deficit in 2 anni. Nulla di particolarmente nuovo (i dettagli erano già emersi),  ma il mercato resta sensibile  sul tema “twin deficits” (commerciale e di budget).