La Siria continua a creare incertezze sui mercati. Alle 11.20, infatti Piazza Affari registrava un attivo dello 0,4% pari a 23.100 punti ma sia il Ftse 100 di Londra che il Dax di Francoforte ondeggiavano sulla parità con una propensione al territorio negativo seppur in maniera frazionale (-0,01%). Unica eccezione, in negativo, il passivo dello 0,05% del Cac di Parigi. 

La situazione

Ma non sono solo i mercati a pagare il pegno delle tensioni internazionali. Anche la Russia deve subire le conseguenze di una situazione che ha contribuito a creare in prima persona: il rublo, infatti, ha iniziato una lunga escalation che lo ha portato a perdere il 5% sul dollaro. Numeri alla mano, alle 11.30 circa il cambio USD/RUB era pari a 62,1565 in calo dello 0,42% mentre l'EUR/USD arrivava a 1,2338. 

A conferma della situazione anche l'aumento del rendimento sui decennali di Mosca arrivati all'8%, il tutto in una nazione che ha una Banca Centrale in lotta con la sua stessa moneta tanto da portare il tasso di interesse al 7,25% su un'inflazione al 2,4%. A potenziare la deflagrazione è stato anche l'atteggiamento politico del Cremlino che ha assunto un approccio addirittura minaccioso confermando il possibile abbattimento di tutti i missili Usa lanciati contro la Siria e la distruzione anche delle basi dalle quali sono stati inviati. Dichiarazioni che hanno peggiorato la tensione già presente da tempo tra i due paei e a cui Washington ha risposto confermando nuove sanzioni all'ex Unione Sovietica. Tutti elementi che hanno fatto salire anche i CDS a 5 anni al 10% dal 6% registrato a marzo con un rialzo quasi raddoppiato nel giro di pochi giorni. A poco sono servite le rassicurazioni dei vertici russi che confermavano sostegno alle aziende colpite dalle sanzioni: in apertura di settimana il mercato russo vedeva nomi come En+ e Rusal perdere, la prima il 19 % sulla borsa di Mosca e la seconda, attiva nel settore dell'alluminio quindi un argomento ancora più delicato, addirittura il 50% sulla borsa di Hong Kong e un 23% sul listino russo, tanto da far parlare di un possibile default tecnico in seguito al protrarsi delle sanzioni.