Come ho scritto nel capitolo conclusivo del mio libro un altro «medioevo» è quello del primo decennio del Duemila,spesso attraversato dal vento delle leggende metropolitane, raccontate a uso e consumo degli interessi personali a scapito di quello collettivo, foraggiate dalle asimmetrie informative che non permettono ai soggetti economici di disporre delle stesse informazioni, di avere pari accesso alle conoscenze strategiche, asimmetrie che non ci permettono di essere consapevoli protagonisti della nostra vita. Leggende metropolitane che sono veicolate dalla conoscenza approssimativa, dalla suggestione, dall’incantesimo e dal passaparola immersi come siamo nel medioevo dell’informazione.
E così tendiamo a diventare soggetti passivi, adagiati nell’oblio del nostro tempo, diffondendo consapevolmente o involontariamente la verità artificiale e la raccontiamo a nostra immagine e somiglianza. Le sirene dell’inevitabilità anestetizzano le coscienze: come nel film Matrix dove un sistema di controllo cerebrale sequestra gli individui e crea l’illusione di vivere in un mondo nel quale non ci si accorge minimamente della propria condizione di schiavitù. L’ultima possibilità rimasta è quella di scegliere la pillola rossa o quella blu, tra il ritorno alla realtà o il proseguimento nella fantasia: un paese meraviglioso, dove immaginare mille conigli virtuali da estrarre dal cilindro della propria vita. La scelta tra verità e finzione non è facile, implica consapevolezza e un estenuante cammino di crescita umana e culturale; la glaciale pillola blu dell’indifferenza, la pillola dell’ignoranza è facilmente commerciabile nelle masse, col suo messaggio demenziale, frutto dell’ipnosi mediatica.