Potrebbe essere un giudice a dover decidere se la megafusione da 85 miliardi di dollari tra AT&T e Time Warner, annunciata da oltre un anno e data per quasi certa appena un mese fa, è fattibile o rischia di far nascere un gruppo con troppo potere nel settore media.

L'altolà del DOJ

Ieri, il Dipartimento di Giustizia americano ha detto no all'operazione, sostenendo che il matrimonio tra un colosso della distribuzione (At&t) e uno dei contenuti (Time Warner) sarebbe dannoso per le tasche dei consumatori e per la varietà dell'offerta sul mercato. 

Una decisione giudicata "inspiegabile" dai vertici di AT&T - che si dicono anche pronti ad affrontare un contenzioso con il governo - e sui cui pesa soprattutto l'ombra di un intervento diretto di Donald Trump, che durante la campagna elettorale dello scorso anno non ha nascosto la sua ostilità verso un deal che riguarda l'editore dell'odiata CNN.

Le motivazioni

Nel documento di 23 pagine, la divisione antitrust del DOJ sostiene che la fusione "danneggerebbe significativamente i consumatori americani", facendo salire il canone tv mensile e diminuire viceversa "l'offerta di nuove opzioni innnovative di cui i consumatori stanno cominciando a usufruire": in combinazione con Time Warner, è la tesi sostenuta dal Dipartimento, AT&T potrebbe usare la programmazione di canali prestigiosi come CNN e HBO per danneggiare i rivali, costringendoli a pagare centinaia di milioni di dollari l'anno per i diritti di distribuzione dei contenuti. 

Proprio per questo, da giorni i rumors di stampa parlavano di pressioni della Casa Bianca sul Dipartimento di Giustizia, che avrebbe posto ai due gruppi due alternative che implicano entrambe uno snellimento della nuova entità: vendere la divisione Turner Broadcasting, la divisione che include CNN, TNT e Turner Sports; o vendere DirecTV, provider di servizi satellitari che AT&T ha acquisito nel 2015.