La settimana della FED, caratterizzata dalla doppia audizione di Janet Yellen al Congresso, una tradizione istituzionale che si ripete ogni sei mesi, ha senza dubbio rassicurato i mercati e posto fine a quell’accenno di correzione che il mese di giugno aveva presentato all’attenzione degli osservatori. Una correzione che peraltro ha interessato solo alcuni tra i principali indici azionari. Infatti l’azionario dei paesi emergenti e del Giappone si è espresso con un andamento più laterale che correttivo, con addirittura due eccezioni abbastanza significative (Cina e Brasile), che sono andate al rialzo anche in giugno. E’ tra le borse più sviluppate dell’occidente che a partire da metà maggio i mercati azionari hanno scaricato un po’ degli eccessi accumulati nella lunga cavalcata rialzista che proseguiva da 6 mesi, dopo l’elezione a novembre 2016 del volubile egocentrico Trump a Presidente degli USA. Alcuni tra i principali indici occidentali, quelli che nel periodo hanno manifestato maggior resistenza agli urti delle prese di beneficio, hanno corretto in modo appena percettibile, limitandosi a meno di una manciata di punti percentuali di discesa dai massimi dell’anno. Cito tra questi gli americani Dow Jones ed SP500, e l’italiano Ftse-Mib. Altri (il tedesco Dax, il francese Cac40 e l’inglese Ftse100 ed il globale Eurostoxx50) hanno corretto un po’ di più, tra il 5 e il 10%. Solo il Nasdaq100, l’indice da sempre più volatile tra quelli occidentali, ha portato la sua correzione fino a circa il 10%, rischiando di avvitarsi in una vera e propria inversione del ciclo rialzista primario.