L'economia statunitense è a un bivio così come anche la finanza a stelle e strisce. Partendo dalla prima è sempre più chiaro a tutti che la forza della politica e l'entusiasmo suscitato dall'agenda Trump si è definitivamente indebolito e forse anche in modo irrimediabile con tutte le conseguenze possibili su un dollaro indebolitosi non solo contro l'euro ma anche contro la sterlina.

Addio alla Trumponomics

La popolarità del presidente e della sua amministrazione in generale è al minimo storico, al di sotto del 36%, livello ancora più basso rispetto al 42% già toccato ad aprile. Complice il coinvolgimento sia del genero che del figlio, Donald Jr, nello scandalo del Russiagate, scandalo che a suo tempo decimò diversi esponenti del suo staff, costretti ad onorevoli dimissioni. A questo si aggiunga anche quel 48% di americani che, stando ai sondaggi, disapprova fortemente l'operato di Trump. Come se ciò non bastasse, anche la riforma sanitaria, giudicata dall'amministrazione repubblicana come quella più urgente, è rimasta arenata alla Camera e attualmente rappresenta più che altro solo un gigantesco punto interrogativo, dal momento che l'approvazione arriverebbe grazie a una maggioranza al limite della singola unità. Infatti attualmente i numeri al Senato permetterebbero una vittoria dei repubblicani grazie a 52 voti contro i 48 dei democratici; se non che due rappresentanti tra i conservatori (Maine e Kentucky) hanno già deciso di votare contro, portando perciò il limite a 49 voti. Troppo poco per assicurare una vittoria che si trasformerebbe in uno stallo con il venir meno anche di John McCain, a sua volta ricoverato a causa di un'operazione e quindi impossibilitato a votare. Risultato: non si arriverebbe nemmeno all'approvazione dell'esame della bozza di legge. Una questione che è molto più spinosa di quanto possa apparire non solo perchè il prolungarsi del dibattito ha, di fatto, bloccato l'intero Congresso per un periodo di tempo molto più lungo del previsto, ma anche, e soprattutto, perchè i tagli alla Sanità avrebbero poi permesso di finanziare parte della riforma fiscale e della semplificazione delle aliquote.