Il vento sembra proprio cambiato e si incomincia a intravedere un po’ di luce in fondo al tunnel. Sperando di non peccare di ottimismo. Ma, in effetti, le parole pronunciate mercoledì a Davos da Angela Merkel non sono state troppo diverse da quelle già sentite nei mesi scorsi. Eppure, in passato hanno avuto conseguenze catastrofiche sulle Borse e gli spread tra i titoli governativi periferici e il Bund. Ora non più.

Forse, alcune critiche espresse nella fase calda della crisi, e il rapido avvitarsi dei mercati che ha messo in luce alcune falle dell’Eurozona, hanno permesso che si arrivasse in tempi relativamente brevi a una serie di decisioni che - pur nel rispetto dei trattati attuali - stanno iniziando a dare i primi risultati.

Dopo il crack Lehman nel settembre 2008, il sistema americano intervenne rapidamente attraverso gli strumenti concessi al Tesoro e alla Federal Riserve; un mese dopo fu approvato dal Congresso il primo QE per 750 miliardi di dollari. Nonostante ciò i mercati restarono in balia della speculazione e del nervosismo fino alla fine di marzo 2009. Solo a quel punto la liquidità immessa cominciò a stabilizzare i mercati.

Pertanto, la reazione cui stiamo assistendo ora, potrebbe essere la conseguenza delle decisioni messe in campo dall’Europa. In particolare la Bce con i prestiti alle banche per i prossimi tre anni, ha ridato fiato al sistema finanziario ormai in pieno credit crunch.

Come sottolineato da molti banchieri, questi prestiti potrebbero essere una vera opportunità anche per quegli istituti che non ne avessero necessità; infatti questa mossa ha allentato la pressione speculativa contro l’economia Europea che passava dall’indebolimento del sistema creditizio; ora, chi perseguiva quella strada trovando un ventre molle, si trova di fronte un sistema finanziario più solido e dotato di ampi cuscinetti di liquidità.