Una delle flessioni più pesanti accusate quest’oggi tra le blue chips è quella di Unicredit che registra una delle peggiori performance nel settore di riferimento. Lasciata alle spalle la sessione di ieri con un rialzo di oltre due punti e mezzo percentuali, quest’oggi il titolo è stato fortemente colpito dalle vendite, tanto che per più di mezz’ora è rimasto sospeso per eccesso di ribasso. Poco dopo le 16.30 le azioni dell’istituto di Piazza Cordusio hanno fatto segnare un ultimo prezzo a 2,42 euro, e solo pochi minuti fa sono rientrate agli scambi, facendo segnare un nuovo minimo intraday a 2,414 euro. Mentre scriviamo il titolo si avvia al close passando di mano a 2,428 euro, con un affondo del 7,54% e oltre 104 miiloni di titoli transitati sul mercato.
Unicredit risente della pessima intonazione di Piazza Affari e in particolare del comparto bancario, nel quale diversi titoli restano ancora sospesi per eccesso di ribasso.
Ad accendere i riflettori sulle azioni dell’istituto di Piazza Cordusio ci ha pensato quest’oggi Equita SIM che ha rivisto al ribasso le stime sull’utile netto atteso nel secondo trimestre da 584 a 393 milioni di euro, non incorporando miglioramenti nel costo del wholesale funding, malgrado i 20 miliardi di LTRO, e benefici del cash-in dell’aumento di capitale, ma solo i 30 punti base di diminuzione dell’E3M.
Gli esperti in via prudenziale hanno abbassato anche le previsioni sulle fees, riducendo il contributo della CEE, visto che solo in Polonia e in Turchia potrebbero registrarsi incrementi ad una cifra, ma si tratta di situazioni legate solo a determinate realtà.
La SIM milanese conferma un costo del credito in leggero peggioramento a 105 punti base, prevedendo sostanziale stabilità in Italia e un peggioramento stagionale in Europa. L’investment case di Equita SIM, basato su un miglioramento del costo del rischio in Italia per l’aumento del seasoning del portafoglio, sembra ancora lontano dal concreetizzarsi.