Viktor Nossek, Direttore della ricerca di WisdomTree in Europa, spiega che recentemente Draghi ha dichiarato che l’Eurozona necessita ancora di un “considerevole” sostegno monetario da parte della BCE, nonostante la sua economia stia migliorando e il rischio di deflazione si sia dissipato. L’Eurozona come regione necessita ancora di un importante stimolo monetario in quanto il PIL sta aumentando, così come il tasso di occupazione, ma non in Italia né in Portogallo né in Grecia. La crescita del PIL e del tasso di occupazione si concentrano al momento solo nei paesi nordici, nel Benelux, in Austria e in Germania.

Il vero problema è che il tasso di disoccupazione in Italia rimane bloccato al 12%. La divergenza che persiste in un’Eurozona dove ogni dato macroeconomico è distorto dai pochi grandi campioni, che sono essenzialmente Benelux, Austria e Germania - spiega Viktor Nossek -. Finché l’Italia non raggiungerà un tasso di crescita sostenibile – ossia un senza considerevole sostegno monetario - il rischio è una svalutazione dell’Euro e, nel lungo periodo, del progetto europeo stesso. L’Italia necessita ancora di tassi d’interesse tenuti artificialmente bassi per permettere al governo di rifinanziarsi a costo contenuto.

Del resto, l’Italia ha ottenuto scarso margine d’azione sul budget da parte dell’UE per assorbire i costi straordinari legati al terremoto nell’Italia Centrale e alla crisi dei rifugiati. La possibilità che vengano introdotte tasse più elevate per assorbire questi costi di finanziamento maggiori, potrebbe rivelarsi dannosa sia per il consenso interno sia per la fiducia sull’euro in generale. Ciò alimenterebbe infatti la retorica nazionalista e l’euroscetticismo, provocando attacchi speculativi sulla moneta unica, i Btp italiani e i titoli bancari.