Fino ad una settimana fa consultando le previsioni dell’Ecri, la recessione Usa sembrava dietro l’angolo e non c’era nessun economista pronto ad obiettare a tale affermazione.
L'ECONOMIA USA sta davvero scivolando verso una nuova recessione? E non c'è nulla che politici e autorità monetarie possano fare per scongiurarla? Il fatto che abbiano «accuratamente previsto» le ultime 3 o 4 recessioni, non significa che debbano necessariamente aver ragione anche questa volta. Eppure non si può negare che all'Ecri ci sia gente seria.
NELL'ESTATE 2010, quando un coro di pessimisti s'era associato ai vari Albert Edwards (SocGen), Nouriel Roubini (Università di New York), David Rosenberg (Gluskin Sheff) nel predire l'imminente recessione, l'Ecri continuò a sostenere la tesi del rallentamento produttivo.
QUEL CHE STUPISCE nella dichiarazione di venerdì è che l'indicatore compilato dall'Ecri sia ancora leggermente superiore a quanto fosse nel luglio 2010 (121,9 contro 120,3) e soprattutto che la perentoria chiamata della recessione sia arrivata in concomitanza con dati sensibilmente migliori del previsto (indice manifatturiero di Chicago, sentiment dei consumatori, sussidi di disoccupazione, ordini di beni durevoli), che hanno indotto gli analisti di Barclays Capital a sostenere la tesi di una «modesta accelerazione dell'attività» economica. Invece no, dicono convinti all'Ecri, additando alcuni loro indicatori di tendenza: «Se pensate che l'economia stia andando male, non avete ancora visto il seguito».
SPAVENTA TANTA CERTEZZA o, per meglio dire, lascia perplessi il metodo con cui viene proclamata. Convince di più l'analisi di Goldman Sachs che, pur seguendo la falsariga di quella dell'Ecri, evita tuttavia conclusioni catastrofiche e si limita a prevedere nulla di buono nei prossimi mesi. L'indice (Gsai) compilato dalla banca Usa è caduto a settembre ai livelli del giugno 2009 e il sottoindice che misura gli ordini ha subito il crollo più forte da quando l'indicatore è stato creato.
