Chiunque creda che la Grecia è il paese che più di ogni altro ha dovuto scontare le conseguenze della crisi dell'euro, non sa che dall'altra parte dell'oceano c'è un'altra nazione che, non per l'euro, ma per il petrolio (e non solo per quello) è sull'orlo del baratro. Il Venezuela.

Il dramma del Venezuela

La nazione, che letteralmente naviga sul petrolio, ha visto negli anni succedersi una serie di governi che hanno gestito questa immensa ricchezza nel peggior e dei modi, sfruttandola per creare alleanze politiche e clientelismi senza pensare di investire gli introiti in strumenti o fondi per il benessere del paese come invece Arabia e Norvegia insegnano. Nons olo, ma Caracas non è stata in grado di organizzarsi nemmeno nell 'ottimizzare la propria produzione: il petrolio venezuelano, infatti, è particolarmente pesante, molto più denso i quello comunemente usato, il che porta la materia prima ad essere particolarmente costosa visto che per essere immessa sul mercato deve subire altri trattamenti di raffinazione; ebbene la nazione sudamericana ha pensato di affidare l'intera catena di lavorazione a paesi terzi, aumentando, e non poco, non solo la filiera ma anche e soprattutto i costi di gestione e ancora di più della materia prima. Un mix esplosivo fatto di pessima gestione, clientelismi e soprattutto di programmi di assistenza sociale nati e sfruttati per creare bacini di voti, a prescindere dal reale tornaconto per la nazione e per la popolazione. Non sorprende, dunque, che la prolungata crisi del greggio abbia portato il Venezuela alla guerra civile che, se non è ancora scoppiata, lo si deve solo alle violente misure di repressione.