Che sia selettivo, come lo ha definito S&P, o totale, resta pur sempre default e di questo potrebbe pagarne le conseguenze anche gli Usa. Altrettanto grave, se non di più, la situazione economica della nazione e, di conseguenza, quella sociale. Ma procediamo con ordine.

Debiti e accordi

Dopo aver onorato debiti per due miliardi di dollari, adesso arriva lo stop al pagamento di una cedola di 200milioni (bond 2019 e 2024), importo inferiore che ha sollevato più di un interrogativo sul perchè proprio una cifra relativamente piccola possa aver acuito una crisi relativamente grave. Questi 200 milioni, infatti, sono solo una prima tessera di un mosaico da 60 miliardi di dollari di debito che il Venezuela deve onorare e per il quale si profila, secondo la volontà del governo Maduro, una ristrutturazione. Purtroppo, però, stando a quanto riferito da uno dei delegati presenti all'incontro tra i creditori privati e il governo, non sembra che sia stata presentata alcuna strategia di rimborso e nemmeno un piano di ristrutturazione. A peggiorare la situazione il fatto che i rappresentanti inviati da Caracas, El Aissami e Simon Zerpa, quest'ultimo ministro dell'economia, sono a loro volta accurati di dirigere un cartello di narcotrafficanti e, quindi, legalmente privi di ogni credibilità pure in caso di possibile accordo. Ad ogni modo è bastato questo per convincere l'agenzia di rating a declassare il rating sovrano a Selective Default sui bond in valuta straniera a lungo termine mentre un'altra bocciatura è arrivata anche per quelli a breve termine che da C sono scesi a D. Tradotto in altri termini: nei prossimi tre mesi ci sarebbe il 50% di probabilità che la nazione vada in fallimento. Tecnicamente le procedure dovrebbero iniziare già ad attivarsi e la prima vittima, per quanto strano, potrebbe essere Washington. Infatti la maggior parte dei creditori sono statunitensi e canadesi. A questo si aggiunga il fatto che proprio il Venezuela è il terzo importatore di greggio, un commercio che, con le procedure di default in atto, procedure che comprendono anche l'embargo sulla nazione in difficoltà, si potrebbe interrompere.