L’azionario è inciampato, ma quello della settimana scorsa non è stato il grande evento di rischio del 2018.

Joseph V. Amato, President and Chief Investment Officer–Equities di Neuberger Berman, ritiene che con oggi si possa aggiungere un altro nome al lungo elenco dei prodotti finanziari ipercomplessi che sono stati concepiti, creati e finanziati per poi esplodere in faccia agli investitori.

I mercati azionari hanno corso al rialzo per due anni, mentre il più noto parametro di misura della volatilità di mercato – il CBOE Volatility Index o VIX – rimaneva incredibilmente incollato sotto quota 10. Era inevitabile che venissero creati prodotti strutturati per vendere futures sul VIX e intascare il premio da “posizioni corte sulla volatilità”. Ed era altrettanto inevitabile che, essendo il VIX così basso e il premio così compresso, il ricorso alla leva crescesse sempre di più.

La natura di questi prodotti è emersa subito, quando una modesta ondata di vendite sulle piazze azionarie è bastata a spingere il VIX a livelli tali da causarne il tracollo - spiega Joseph V. Amato -. I gestori del prodotto hanno dovuto acquistare futures per “coprire” le posizioni corte compromesse, spingendo il VIX a un ulteriore rialzo e causando una reazione a catena nell’intero giro di vendite allo scoperto di volatilità. Il VIX ha finito con il toccare quota 50. Non male.

Per chi lo ha visto da vicino, è stato uno spettacolo strappacuore. Ma chi di noi investe nell’“economia reale” ha veramente di che preoccuparsi?