I mercati non ci mostrano molte novità da commentare. 

Wall Street ha fatto nuovi massimi con Dow Jones e Nasdaq100, ma poi ha restituito i guadagni, retrocedendo fino a terminare col segno meno. Curioso il comportamento dell’indice SP500 che per la terza giornata consecutiva ha provato a lasciarsi alle spalle il livello di 2.555, senza riuscirci. Pertanto 2.555 comincia ad essere un ostacolo difficile da superare. Non i stupirei se questa difficoltà a rompere la resistenza diventasse un pretesto, per qualche investitore,  a prendere profitto, causando così un arretramento del mercato.

Lo stallo catalano ha tolto un argomento ai ribassisti, mentre il dato sui prezzi alla produzione in USA, uscito in rialzo abbastanza sostenuto, ha reso più probabile il rialzo dei tassi da parte della FED, fermando la svalutazione del dollaro, che si è vista nei giorni precedenti. Draghi, in un intervento a Washington, nel pomeriggio ha difeso la politica accomodante della BCE, messa sotto pressione dalle critiche tedesche che si sono intensificate dopo le elezioni di settembre ed ha confermato per l’ennesima volta la sua intenzione di mantenere i tassi bassi molto a lungo, ben oltre la scadenza del QE, che verrà decisa nella prossima riunione BCE.

Ma nessuno di questi eventi è bastato a muovere significativamente gli indici. Tra i pochi che si sono mossi un po’ di più troviamo il nostro Ftse-Mib, che ha restituito due terzi del guadagno di circa un punto percentuale  realizzato mercoledì. Sono sempre i titoli bancari i responsabili delle oscillazioni, nel bene (mercoledì) e nel male (ieri). L’indice azionario delle blue chips italiane si trova comunque a 22.398, cioè all’incirca a metà strada tra il supporto di 22.060 e la resistenza di 22.860. Di strada ne deve ancora fare, sia la rialzo che al ribasso, per darci un’indicazione direzionale forte, che arriverebbe solo oltre i livelli di supporto e resistenza indicati. Potremmo quindi vederlo oscillare in trading range ancora per qualche giorno.