Ai record continuati di Wall Street adesso si aggiungono anche quelli di Tokyo che ieri ha toccato i massimi da 21 anni. Di certo non si può parlare di cigno nero visto che con quest'espressione solitamente si designa un evento che, sotto gli occhi di tutti, viene puntualmente ignorato fino a quando non esplode in tutta la sua pericolosità. Più facilmente si può invece parlare di un quadro pericoloso che in molti stanno monitorando e che, forse, le stesse autorità finanziarie internazionali faticano a gestire.

Di cosa si tratta?

Dallo scoppio della crisi economica nel lontano 2007 sono passati oltre 10 anni e le banche centrali di tutto il mondo, come è ormai noto, hanno dato vita ad operazioni di stimolo monetario tra le più ampie e pesanti sia in termini di capitale investito sia per durata. Bce e Fed sono intenzionate a ridurre gli acquisti di bond sul mercato secondario, una strategia che viene adottata ufficialmente per la banca centrale Usa, proprio a cominciare dal mese di ottobre. Il tutto sullo sfondo di un quadro inflazionistico che stenta a riprendere forza, salari che restano al palo e mercati che, da anni in fase di crescita, hanno toccato il picco proprio con i continui record registrati sui listini a stelle e strisce sui quali le valutazioni non si possono di certo definire a sconto. Peccato che a tutto questo non corrisponda un aumento dell'economia, rimasta ancora su livelli di crescita che oscilla tra modesta e moderata su entrambe le sponde dell'oceano. Il timore più forte che aleggia è quello di un cambio di rotta sui mercati: l'avversione al rischio è dietro l'angolo e la reazione potrebbe far esplodere quella che è a tutti gli effetti una bolla finanziaria presente sui mercati da anni, complici le varie politiche di accomodamento e la liquidità senza precedenti che ha invaso le Borse internazionali.