Passo falso di Whatsapp o, per meglio dire, del suo nuovo padrone: Mark Zuckerberg.

Cosa è successo?

Sicuramente chiunque usa la popolarissima app per la messaggistica istantanea ricorderà il momenot in cui il potente Mark Zuckerberg, padroe dell'altrettanto potente e onnipresente Facebook, divenuto una sorta di Grande Fratello che tutto vede e tutto controlla, comprò la nuova rivelazione tra le app. Era il settembre del 2014 e la cifra sborsata arrivò al tetto di 14 miliardi di dollari, praticamente il Pil del Nepal. Una cifra che a molti, allora, parve esorbitante ma che oggi non lo è più visto che in realtà, il giovane manager comprò non tanto la app in sé, quanto i suoi 450 milioni di utenti, divenuti poi oltre 1 miliardi ne marzo 2016, e, soprattutto, le sue potenzialità come mezzo di comunicazione immediato e semplice da usare. L'uovo di Colombo era proprio nella sovrapposizione dei due servizi: Facebook e Whatsapp e in quello che molti credettero essere l'obbligo della condivisione dei propri dati tra le due piattaforme. Un obbligo che, secondo quanto stabilito dalle Autorità dell'Antitrust italiano, fu deliberatamente lasciato intendere come tale: in altre parole Facebook non fece nulla per mettere in chiaro un equivoco che, a conti fatti, tornava tutto a suo favore.

L'altra clausola

In molti, infatti, come spesso accade quando si devono accettare lunghe e generiche condizioni di utilizzo, cliccano sulla voce “Acconsento” in maniera automatica e passiva anch eperchè dare il nulla osta è spesso la strada obbligatoria per avere accesso al servizio; nel caso di Facebook, invece, non esisteva alcun obbligo, opzione che, però, non venne evidenziata. Risultato: in molti condivisero i propri dati senza pensare che avrebbero anche potuto evitare di farlo senza che questa scelta pregiudicasse l'uso della app. Un escamotage che ha permesso a Facebook di mettere le mani su migliaia di dati sensibili. In contemporanea è stato chiuso anche un secondo procedimento riguardante una presunta discriminazione presente in alcune clausole del modello contrattuale che i consumatori dovevano accettare: nello specifico si è accertata la vessatorietà di alcune direttive riguardanti la facoltà di modifiche unilaterali del contratto ed altre esclusioni e limitazioni di responsabilità. Prezzo totale da pagare per Whatsapp: 3 milioni di euro.