Negli ultimi mesi si è assistito ad una accelerazione dell’interesse (anche di persone non addette ai lavori…) nei confronti delle cosiddette criptovalute, capitanate dal Bitcoin e seguite da una numerosa schiera di monete con concetti di base simili (Ethereum, Ripple, Dash giusto per citare i nomi più noti). C’è già addirittura una variante del Bitcoin chiamata Bitcoin Cash.

Bitcoin rappresenta una forma di denaro completamente digitale, è la prima rete decentralizzata di pagamento peer-to-peer e open source, gestita dagli stessi utenti e caratterizzata dall’assenza di autorità centrale di garanzia. I bitcoin non sono pertanto dotati di proprietà fisiche (come, per esempio, oro e argento) né sono legati alla fiducia nella banca centrale emittente (come le monete legali). Il valore dei bitcoin deriva solo e direttamente dalle persone che li accettano come forma di pagamento.

Oggi non ci vogliamo soffermare sulla portata di questa innovazione, sul suo potenziale, sulle probabilità di affermazione. Si tratta di temi complessi, che in parte battono terreni inesplorati. In questa sede vogliamo dare una prima parziale risposta a coloro, e non sono pochi, che si rivolgono alla nostra società chiedendoci se il Bitcoin possa essere inserito in portafogli di investimento e come.

Non c’è dubbio che le quotazioni del Bitcoin siano finora caratterizzate da due elementi: parabolico aumento dei prezzi e estrema volatilità giornaliera. Il Bitcoin è passato da circa $1000 a poco più di $4000 in otto mesi, e di converso le sue escursioni di prezzo giornaliere sono frenetiche: mediamente del 5%, con punte del 15%. A titolo di confronto le escursioni giornaliere del cambio EUR/USD sono mediamente dello 0,45% (Grafico 1 fonte Bloomberg).