Il bonus da 80 euro è riuscito a raggiungere il suo obiettivo principale, che era quello di far crescere i consumi privati nel 2014? Gli studi finora realizzati ottengono risultati contrastanti. Dunque l’efficacia della misura non sembra ancora provata.

Gli studi sul bonus

Un recentissimo studio di tre ricercatori della Banca d’Italia è stato interpretato sui media (vedi ad esempio il Corriere della Sera del 17 luglio) come una consacrazione definitiva del prototipo della politica dei bonus del governo Renzi. Nelle conclusioni dello studio si legge infatti che il 40 per cento dell’aumento della spesa delle famiglie nel 2014 si può attribuire alla misura.

In tempi in cui si parla molto di educazione finanziaria, sarebbe forse opportuno non tralasciare l’avvertenza che quanto sostenuto dai tre ricercatori non corrisponde alle posizioni ufficiali dalla nostra Banca centrale.

Il giudizio sull’efficacia del bonus è stato molto controverso fin dalla sua introduzione, poco prima delle elezioni europee del 2014, perché il provvedimento non è stato preceduto da una valutazione tecnica sui costi e sui benefici relativamente all’intero impianto del bilancio pubblico e al costo opportunità di misure alternative per perseguire gli stessi obiettivi di politica economica, pur se meno spendibili sul mercato del consenso.

La misura ha poi dato luogo a diversi problemi applicativi, quali, ad esempio, il rimborso cui sono stati costretti oltre un milione e mezzo di beneficiari nel 2015 perché a posteriori non in regola con i criteri di assegnazione. I pochi studi disponibili mostrano inoltre le difficoltà relative al calcolo degli effetti sull’obiettivo principale: la crescita dei consumi privati nel 2014.