Se per i pensionati il decreto Liberalizzazioni ha previsto un conto corrente gratuito fino a 1.500 euro, tutte le altre categorie di risparmiatori si trovano a dover sostenere costi ben salati per mantenere il proprio conto corrente. Per tagliare le spese, è bene fare attenzione alle singole voci di spesa e puntare sui conti correnti on line, che permettono di azzerare molti dei costi.

Ecco le principali voci di spesa associate a un conto corrente. Si comincia con l'imposta di bollo, che ammonta a 34,2 euro annuali per conti con giacenza media annua superiore a 5.000 euro: sotto questa cifra, il bollo non è più previsto. Nel caso di soggetti diversi dalle persone fisiche, l’imposta è pari a 100 euro. C’è poi il costo relativo al canone, mensile o annuale, che varia in base all'offerta della banca e che include un determinato numero di operazioni bancarie. Altri servizi, come l'invio dell'estratto conto o delle comunicazioni periodiche e le operazioni allo sportello della banca prevedono tutti un costo specifico, ma possono essere azzerati utilizzando gli strumenti telematici, come posta elettronica e piattaforme di internet banking. Tutti quei clienti che decidono di associare ad un conto corrente anche una carta di credito, prepagata o bancomat, sono soggetti al pagamento di costi quali il canone e i prelievi. Infine altre voci di spesa sono quelle relative all'accredito dello stipendio, domiciliazioni, bonifici e altri pagamenti.
Una volta sommati tutti questi costi, secondo un’analisi condotta dal portale di confronto conti correnti SuperMoney, una famiglia italiana spende in media fino a 342 euro all'anno per la tenuta di un conto corrente tradizionale. Confrontando i costi di questo tipo di conto con i costi previsti dai conti on line, questi ultimi risultano essere molto più vantaggiosi, consentendo ad una famiglia di spendere al massimo 58 euro all'anno.