Buon andamento della crescita economica, dollaro in fase di indebolimento e politica monetaria ancora accomodante sono i tre pilastri che stanno sostenendo la tendenza rialzista delle borse statunitensi. Un tasso di crescita che pone tuttavia delle perplessità sulla sostenibilità di medio termine di tale andamento, a prescindere dalle politiche economiche annunciate da Trump, soprattutto in alcuni elementi ritenuti centrali nell’individuazione di un solido percorso espansivo.

Il più importante di tutti, l’andamento della produttività del lavoro, sembra languire da questo punto di vista e le cause di tale carenza, ancora sotto osservazione da parte della comunità economica, che non fornisce una view unitaria, potrebbero essere uno degli elementi principali nel rallentamento della fase di normalizzazione della politica monetaria da parte della Federal Reserve.

L'indice dei prezzi delle spese di consumo personali, escluso il cibo e l'energia, che rappresenta uno degli indicatori privilegiati dell'inflazione da parte della Federal Reserve, viaggia ad un ritmo dell'1,5%, allontanandosi dal target del 2% prefissato dalla banca centrale negli ultimi mesi.

Il future sul Dollar Index, indice del valore del dollaro statunitense in relazione ad un paniere di valute straniere, negli ultimi trenta mesi (medio periodo) ha mostrato un andamento altalenante, che si è tradotto nell’analisi YTD, in un trend ribassista che ha riportato le quotazioni al test del supporto statico dei 92 punti, corrispondente ai valori di gennaio 2015. Un’evoluzione ben definita dalla divergenza negativa dell’oscillatore di Momentum nel periodo corrispondente. Un passo indietro significativo per una economia che dovrebbe registrare una fase di espansione economica.