Se il gestore attivo Usa piange, quello europeo non ride di certo. “I tifosi dell’active management hanno detto per anni che la gestione passiva poteva dare buoni risultati ma solo in determinati periodi e in certi contesti, negando di fatto la sua validità a livello globale”, spiega John Rekenthaler, vice presidente della ricerca di Morningstar. “In passato abbiamo visto quali sono i problemi della gestione attiva negli Stati Uniti. Ora vediamo che anche quella in Europa ha dilemmi con cui fare i conti”.

Il metodo più semplice per misurare il buon risultato di un gruppo di fondi gestiti attivamente è quello di vedere quanti hanno battuto i diretti concorrenti passivi. Un calcolo che Morningstar chiama Success rate (tasso di successo). “Se il risultato è superiore al 50%, il gruppo di fondi active in questione giustifica la propria esistenza. Se è inferiore, invece, no”, dice Rekenthaler.

TASSO DI SUCCESSO

Dalla tabella in alto emerge che, nelle diverse categorie Morningstar, molti fondi attivi venduti in Europa hanno fatto peggio dei loro concorrenti passivi sia prendendo in considerazione un periodo di tre anni, ma anche di cinque, 10 e 15. Questo vale per i prodotti azionari, per quelli obbligazionari e per quelli geografici. E anche quando hanno fatto meglio (come evidenziato dalle categorie a cui corrisponde il colore verde), sono riusciti a superare di poco il tetto del 50%. “Uno dei segmenti che ha fatto peggio è quello dell’azionario Usa”, dice Rekenthaler. “Questo sembra confermare la credenza comunque che il mercato equity americano sia ormai diventato estremamente efficiente, riducendo in questo modo le opportunità per chi fa active management”.