Naturalmente, ci sono ragioni valide dietro il desiderio di studiare le mosse delle Banche centrali. Il timing e la grandezza di ogni potenziale mossa potrebbero far riposizionare i mercati. “Per esempio, il taper tantrum del 2013 ha cambiato materialmente i valori degli asset”, dice l’esperto di MIM. “Troppo e troppo presto potrebbe mettere uno stress eccessivo sui mercati. Poco e troppo tardi, invece, non eliminerebbe il rischio della bolla speculativa che stiamo vedendo formarsi”.

Ci sono poi altre importanti questioni in gioco e che possono rivelarsi altrettanto influenti nel lungo termine. Con i tassi ai minimi, i governi di tutto il mondo sono stati incentivati ad aumentare la durata delle loro emissioni di debito. Mentre la maturità media di un prestito era di 7,9 anni nel 2007, la maturity media è ora più vicina a 9,5 anni per l'indice globale Morningstar dei titoli di stato. Questo potrebbe non sembrare molto, ma aumenta la sensibilità ai tassi di interesse e potrebbe rivelarsi molto problematico se i rendimenti obbligazionari aumentassero rapidamente dai minimi.

“Questo avrà un impatto più su alcuni mercati del reddito fisso di altri. Di solito, la combinazione peggiore in una situazione di rendimento delle obbligazioni in rapida crescita è un basso rendimento di partenza e una lunga durata”, dice De Lauzon. Per questo motivo, vediamo che molti gestori di fondi si posizionano su asset a breve scadenza per ridurre tale sensibilità o favorire i rendimento più elevati”. Vale la pena notare però che ci sono circostanze in cui un rapido aumento all'estremità più alta della curva può portare ad un calo in quella più bassa se gli investitori dovessero ritenere che i tassi più elevati prodotti dalle Banche centrali faranno calare  l'inflazione in futuro.