Keynes, partendo dal modello del beauty contest per il mercato finanziario, giustamente asseriva  “Il mercato può rimanere irrazionale più a lungo di quanto tu possa rimanere solvibile”. Tradotto significa che, nel lungo periodo (quando saremo tutti morti!), potremo avere ragione dell’irrazionalità del mercato ma nel breve-medio periodo possiamo fallire perché non abbiamo abbastanza risorse per arrivare incolumi di capitale allo scoppio della bolla ed al ritorno della razionalità e “normalità”. Nel 2016 si prospettavano tre possibili cigni neri annunciati (è un ossimoro a pensarci bene) sui mercati:

  1. Brexit: 23 giugno (fig. 1)
  2. Trump: 9 novembre (fig. 2)
  3. Referendum Italia: 5 dicembre (fig. 3)

A distanza da un anno dalle elezioni di Trump, cosa è successo, prendendo a riferimento le tre date in questione?

Brexit: i mercati azionari sono saliti (Dax e FtseMib del 26% circa, S&P500 +21%) ed il cambio euro/dollaro è salito del 2,57%. Trump: i mercati azionari sono saliti con medaglia d’oro per l’Italia a +31% contro + 22% della Germania e +18% dell’America, il tutto con un euro ancora più forte di prima a +6,5%. Referendum: Italia sempre prima a +29%, a seguire Germania +21% e Usa +15,7% con un cambio ancora più forte di euro/dollaro a +8,28%. Quali conclusioni?

  1. Oggi un euro forte, per i mercati azionari, non sembra essere un problema. Un dollaro debole è sintomo di un posizionamento risk-on sui mercarti, però questa situazione ha fatto da volano per i mercati azionari europei, ha amplificato i guadagni di Dax e FtseMib rispetto allo S&P500. Quando l’euro si è indebolito il Dax ha reagito meglio perché la Germania ha un tasso di cambio ancora favorevole per le esportazioni fra paesi dell’area Euro, mentre l’Italia ha un tasso di equilibrio molto più in basso; quindi un rafforzamento del dollaro da questi livelli probabilmente ha effetti favorevoli maggiori per l’economia reale teutonica.