Le attività rischiose negli ultimi mesi hanno registrato un notevole rally come visto sul mercato azionario e sui nostri titoli di stato che sono risaliti dagli inferi in cui erano piombati.
L’ottimismo è scaturito dalle iniziative attuate dalle banche centrali e recentemente dalla BCE che è riuscita a scongiurare una gravissima crisi di liquidità oltre a dati macro apparsi meno deboli del previsto in alcuni paesi “core” della zona euro.
Alcuni aspetti poco esaltanti emersi dai dati diffusi sono stati, al momento, trascurati. Per esempio la crescita del PIL negli USA nel quarto trimestre (+2.8%) è stato determinato da un innalzamento delle scorte delle imprese (+1.94%), mentre gli investimenti fissi hanno contribuito meno del passato (+0.4%) e le esportazioni nette sono risultate addirittura negative (-0.11%).
I problemi rimangono sul tappeto in primis la telenovela-tragedia greca sulla possibile erogazione del secondo pacchetto di aiuti e quindi sullo scongiurare il default non pianificato prima di marzo.
E’ probabilmente prematuro abbandonare la prudenza nei propri portafogli ricordandosi di detenere un po’ di cash pronto per cogliere eventuali opportunità.
Negli ultimi 14 mesi alcuni assets hanno mostrato una buona capacità difensiva in primis i bunds tedeschi, i treasuries e alcuni emittenti corporate ad elevato standing, come pure certe valute come il franco svizzero (CHF), il dollaro USA (USD) e quello canadese (CAD) e anche le divise scandinave come la corona norvegese (NOK) e quella svedese (SEK).
Queste valute a partire da aprile 2010, data da considerare come inizio della crisi di eurozone, hanno ottenuto significativi apprezzamenti in particolare SEK (+12.8%) e USD (+13.7%).