La fine dell’inizio del QE è alle spalle, ma l’inizio della fine deve ancora venire. Cinque anni fa, Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea, si impegnava a fare tutto il necessario per preservare l’euro. “Credetemi, sarà abbastanza” affermò. Parole impacciate, che sarebbero state bene in bocca a Churchill, lasciavano presagire l’imminenza di un disastro in Europa.

Operazione “ottobre”?

Tra i bilanci di Federal Reserve, BCE, Banca d’Inghilterra e Banca del Giappone, ci sono più di 13.000 miliardi di dollari di liquidità in circolazione, un quantitativo che sembra destinato a essere riassorbito – spiega Joseph V. Amato, President and Chief Investment Officer—Equities di Neuberger Berman -. Abbiamo avuto la conferma che la Fed inizierà la manovra di ripiego “in tempi relativamente brevi”. Il consenso è per ottobre. A quanto pare, solo poche settimane ci separano dal “picco del QE” di questo ciclo senza precedenti.

Tutto ciò, unitamente alla dichiarazione del FMI secondo cui “non vi è più ombra di dubbio che l’economia mondiale abbia ripreso slancio”, lascia intendere che quest’estate il vento cambierà nei mercati finanziari. Quali saranno le ripercussioni per i mercati azionari, in particolare?

Un’impresa immane

È chiaro che gli asset più rischiosi siano stati sostenuti dalla grande liquidità immessa dalle banche centrali – spiega Joseph V. Amato -. Ecco perché dobbiamo aspettarci che il ritiro di tale liquidità creerà nuove ondate di volatilità. In ultima analisi, si tratta di uno sviluppo positivo, ma considerato il periodo eccezionalmente lungo di bassa volatilità dei mercati a cui abbiamo assistito, val la pena ricordare che si tratterà di un’impresa immane e che sarà impossibile evitare contraccolpi, battute d’arresto e sorprese.