Sbarcata a Wall Street con il titolo pesante di IPO tecnologica più grande dopo il debutto di Facebook, Snap sarà in grado di mantenere le promesse fatte agli investitori? Gli analisti di Morningstar sono scettici a tal proposito e raccomandano cautela.

Delle analogie tra i due social network americani, comunque, ci sono: entrambi si sono presentate agli investitori con grosse aspettative di crescita del fatturato per poi pagare in Borsa i primi risultati al di sotto delle attese. Facebook, che è diventata una public company nel maggio del 2012, otto anni dopo la sua nascita, al momento della quotazione a Wall Street portava in dote agli investitori una crescita media dei ricavi del 108% nei due esercizi precedenti. Snap, dalla sua, nei tre anni precedenti la quotazione è salita nel fatturato da tre a 404 milioni di dollari. Numeri che spiegano anche perché al momento dell’IPO Snap fosse valutata 58 volte, mentre Facebook lo è stata 28 volte (con riferimento al rapporto Price/Sales).

Allo stesso modo entrambe hanno pagato un forte sell-off nei mesi successivi alla quotazione in Borsa. Al netto delle anomalie che hanno contraddistinto l’IPO di Facebook, e che sono costate a Zuckerberg e alle banche d’affari coinvolte nell’operazione di listing numerosi cause legali, FB ha lasciato sul terreno il 50% della sua capitalizzazione di mercato nei primi quattro mesi di contrattazione a causa dei dati trimestrali inferiori alle attese e ha impiegato più di un anno per tornare al suo valore dell’IPO. Fino ad ora, invece, le perdite in Borsa di Snap ammontano al 52%.

Facebook e Snap, la caduta dopo l'IPO