Un fantasma si aggira per i mercati, quello della volatilità che non c’è più. Nonostante l’instabilità legata alle politiche dell’amministrazione Trump, alle elezioni europee e più recentemente alla crisi nord coreana, una delle conseguenze delle scelte estremamente accomodanti delle Banche centrali è che da luglio la volatilità (misurata come la deviazione standard a 12 mesi) dei mercati azionari globali (tracciati tramite l’indice Morningstar Global Markets NR USD) risulta non solo ai minimi storici, ma anche inferiore a quella delle obbligazioni (attraverso l’indice BBgBarc Global Aggregate TR USD). Un fatto storico. I dati sono in dollari a fine agosto.

Dati in dollari al 31 agosto 2017

Fonte: Morningstar Direct

Se da un lato l’assenza di volatilità significa meno rischi sui mercati, dall’altro vuol anche dire che diventa più difficile ottenere rendimenti interessanti, soprattutto dopo un rally di mercati di quasi otto anni. Tuttavia, l’evidenza empirica dimostra che i cambiamenti possono essere anche repentini, come visto nel 2007 o nel 2013. Il vero punto, però, riguarda soprattutto la direzioni che i mercati prenderanno quando ritornerà la volatilità.

A questo proposito è difficile fare previsioni: nel 2007, l'indice Morningstar Global Markets segnava una volatilità molto bassa, del 5,3%. La redditività nei 12 mesi successivi è stata del -1,2% (in dollari). Nel 2013, invece, lo stesso mostrava una deviazione standard del 6%; tuttavia, la redditività nell’anno successivo è stata del 18%.