Roma, 16 mag. - (Adnkronos) - Si chiude, dopo una settimana di lavoro dello staff del Dipartimento Junior, la missione internazionale AIC a Dakar, in Senegal, nell’ambito del Progetto Persei “Per un Sistema Educativo Inclusivo”. Il calcio per sensibilizzare sui diritti dei bambini, con una particolare attenzione all’integrazione delle disabilità.
“Insieme, diamo un calcio alla discriminazione”: è questo il motto del video di lancio del progetto, che ha visto protagonisti i “leoni del Teranga”, i calciatori della Federazione Senegalese ma anche tanti altri. Campioni d’inclusione, Kalidou Koulibaly a Edouard Mendy, che hanno prestato volto e immagine per rendersi protagonisti di questo progetto volto a sensibilizzare la popolazione locale sull’importanza dell’inclusione sociale delle persone disabili.
Per questo, per la prima volta in una missione AIC, sono scesi in campo insieme allo staff due calciatori diversamente abili della Federazione Italiana Sport Paralimpici e Sperimentali (FISPES). Un calciatore della Nazionale amputati ed un calciatore della Nazionale cerebrolesi, hanno partecipato alla formazione degli insegnanti delle scuole di Dakar ed hanno portato ai bambini la loro testimonianza concreta di come lo sport può essere terreno di gioco e di integrazione. Anche in un paese in cui le barriere da superare sono più alte. Questa è la quinta missione di cooperazione internazionale da quanto l’Associazione Italiana Calciatori ha siglato il protocollo “I NOSTRI GOAL” con in Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale e AICS, l’agenzia italiana per la cooperazione e lo sviluppo.
In una settimana di lavoro e confronto, i formatori dello staff AIC - con la partecipazione del Campione del Mondo e responsabile del Dipartimento Junior AIC Simone Perrotta e del Direttore Organizzativo Fabio Poli - hanno trasferito agli educatori delle scuole di Dakar i contenuti del “modello educativo AIC”: un modello basato sulla centralità del bambino/a e non sulla sua performance sportiva in cui lo sport è uno strumento educativo a tutela dei diritti e occasione di integrazione e inclusione scolastica.
“Promuovere il calcio come strumento di cooperazione è sempre emozionante” – ha sottolineato Perrotta. “Vedere gli insegnanti delle scuole di Dakar imparare e applicare il "modello educativo AIC" ci riempie di orgoglio per il lavoro che, da anni grazie al lavoro di tanti ex-calciatori e calciatrici, stiamo portando avanti. L'esperienza vissuta in Senegal, aperta per la prima volta anche alla disabilità, ci conferma che il calcio non ha limiti all'integrazione”.
In un paese come questo, è fondamentale promuovere un modello basato sui valori dello sport e dell’integrazione, anche per contrastare il fenomeno del “football trafficking” – il trasferimento di migliaia di giovanissimi minori, dall’Africa e dal Sud-America verso l’Europa con la chimera di diventare calciatori. Perché anche lo sport, il calcio in particolare, possono essere uno strumento di “cooperazione” tra i popoli. Una lingua comune che permette a tutti di giocare insieme. A prescindere dal colore della pelle. Dalla razza. Dalla religione o da qualsiasi altra differenza.