Roma, 16 giu. (Adnkronos) - Il 17 giugno del 2001 la Roma si laurea per la terza volta nella sua storia Campione d’Italia. C’era il sole quel giorno, il caldo estivo accompagnava i tanti tifosi della Roma accorsi per assistere all’ultima giornata di campionato contro il Parma, decisiva per l’assegnazione dello scudetto. Tutti insieme, uniti dalla fede giallorossa, migliaia di persone si dirigono verso lo Stadio Olimpico anche solo per dire: "io c’ero, ho visto, ho vissuto". Dopo il sofferto pareggio di Napoli che aveva impedito alla Roma di esultare anzitempo, quella contro i ducali, che vantano giocatori del calibro di Gianluigi Buffon, Fabio Cannavaro, Lilian Thuram, Sérgio Conceicao e Marco Di Vaio, si prospetta una vera agonia.
Ma quel 17 giugno niente e nessuno poteva mettere i bastoni tra le ruote ai capitolini: bastano 19 minuti a Francesco Totti per freddare Buffon e correre sotto la Curva Sud. Una gioia indescrivibile per il popolo romanista che non crede a quello che sta succedendo. Le successive reti dell’aeroplanino Vincenzo Montella e di Gabriel Batistuta concretizzano un sogno ad occhi aperti che sfocia in un’invasione di campo anticipata da parte dei tifosi, che per poco non costano alla Roma la sconfitta a tavolino e l’addio al titolo. Inutile la rete di Marco Di Vaio sul finale, ormai è fatta: al triplice fischio dell’arbitro Braschi lo stadio è un bagno di folla e di bandiere, una festa iniziata sul prato dell’Olimpico, passata per la bolgia del Circo Massimo e continuata per tutta l’estate tra bandiere, caroselli, canti e cori. Una rivincita nei confronti dei cugini della Lazio che solo 11 mesi prima si erano laureati Campioni d’Italia.