Bruxelles, 2 giu. (Adnkronos) - di Tommaso Gallavotti
Uno spettro si aggira per l'Europa: lo spettro della disoccupazione. Ha già prodotto la prima, vera risposta comunitaria alla sfida arrivata dalla pandemia di Covid-19, il piano da 750 mld Next Generation Eu, finanziato a debito, che ora dovrà passare al vaglio del Consiglio Europeo. A spingere la Commissione Europea a prendere il toro per le corna è stata anche la prospettiva che la crisi spaventosa che il coronavirus Sars-Cov-2 sta già provocando in Europa sfoci nella "disoccupazione di massa". Nella "crisi senza precedenti" che sta colpendo l'Ue, ha sottolineato il vicepresidente esecutivo della Commissione Europea Frans Timmermans, olandese e laburista, nel collegio dei commissari del 22 aprile 2020, come riporta il verbale consultato dall'Adnkronos, "la priorità per gli Stati membri è di evitare a tutti i costi l'emergere della disoccupazione di massa, che inevitabilmente andrebbe a beneficio delle forze politiche estreme".
Per gli Stati membri è quindi "più necessario che mai", ha sottolineato Timmermans, "essere sulla stessa lunghezza d'onda per impegnarsi in una ripresa collettiva". Una delle prime risposte lanciate dalla Commissione alla crisi, su pressione dei commissari più consapevoli della situazione nel Sud Europa, è stato proprio il Piano Sure, che prevede 100 mld di euro di prestiti agli Stati membri, emessi a fronte dell'emissione di obbligazioni comuni, per finanziare i programmi nazionali di tutela dell'occupazione, come la cassa integrazione italiana e lo chomage partiel francese.
Una risposta 'europea', che si differenzia da quella Usa, dove la pandemia ha fatto schizzare il tasso di disoccupazione da livelli vicini alla piena occupazione a gennaio (3,6%) e febbraio (3,5%) al 4,4% di marzo e al 14,7% di aprile. Nell'Eurozona in marzo, primo mese in cui l'aumento c'è stato, ma minimo, dal 7,3% di febbraio al 7,4% di marzo. Nell'Ue è salita al 6,6% dal 6,5% di febbraio. Ma per il 2020 la Commissione Europea prevede un balzo di oltre due punti percentuali nell'area euro (dal 7,5% del 2019 al 9,6%) e maggiore nell'Ue (dal 6,7% al 9%).
In Europa già oggi si assiste ad un crollo delle ore lavorate, come ha sottolineato il commissario europeo all'Economia Paolo Gentiloni dialogando con l'economista Tito Boeri. Malgrado le reti di protezione del welfare siano molto più forti in Europa rispetto agli Usa, molte persone nel Vecchio Continente probabilmente perderanno il lavoro, a causa della pandemia, dei lockdown e dei cambiamenti nei consumi generati dalla Covid-19.
L'aumento si farà sentire anzitutto nel Sud Europa, che è stato colpito in modo più violento dalla pandemia e che aveva già tassi di disoccupazione più elevati, ereditati in parte dalla crisi del 2008-2012, dalla quale alcune economie non si erano ancora completamente riprese: in Italia la disoccupazione è prevista all'11,8% nel 2020, dal 10% del 2019; in Spagna passerà dal 14,1% al 18,9%; in Grecia dal 17,3% al 19,9%; in Portogallo dal 6,5% al 9,7%. In Germania salirà dal 3,2% al 4%, in Francia dall'8,5% al 10,1%. Ma la disoccupazione non sarà un problema solo al Sud. Anche i Paesi dell'Europa Centrale e Orientale, le cui economie sono spesso fortemente agganciate a quella tedesca, avranno decisi aumenti della disoccupazione: in Polonia nel 2020 è attesa al 7,5%, dal 3,3% del 2019; in Slovacchia, dove l'automotive gioca un ruolo di primo piano, dal 5,8% all'8,8%, in Repubblica Ceca dal 2% al 5%, in Ungheria dal 3,4% al 7%, in Romania dal 3,9% al 6,5%, in Bulgaria dal 4,2% al 7%, in Croazia dal 6,6% al 10,2%.
Si tratta di previsioni, quelle diffuse in maggio dalla Commissione, basate su un grado significativo di incertezza: se dovesse esserci una vera seconda ondata in autunno, le cose potrebbero andare peggio. Non è all'orizzonte, per ora, una disoccupazione drammatica come quella degli anni Trenta del Novecento, ma è previsto un forte aumento dei senza lavoro, specie in alcuni Paesi dove le reti di welfare sono meno robuste, che potrebbe fornire terreno fertile a imprenditori politici che volessero capitalizzare sul malcontento popolare.
La Commissione ne è consapevole: questo ha giocato sicuramente un ruolo nell'ambizione della proposta messa sul tavolo che, anche se parlare di 'momento Hamilton' (dal primo segretario al Tesoro degli Usa, Alexander Hamilton, federalista e massone, che propose l'assunzione da parte dello Stato federale dei debiti creati dagli Stati durante la Rivoluzione americana) potrebbe essere eccessivo (e controproducente: Gentiloni ha notato che sarebbe bene non insistere troppo su certi paragoni ancor prima di aver trovato un'intesa in Consiglio, poiché in alcune capitali le accelerazioni in senso 'federalista' non sono molto popolari), segna una svolta importante nell'evoluzione dell'Ue.
La disoccupazione non preoccupa solo la componente socialista, più a sinistra, della Commissione. Nel collegio del 29 aprile a Bruxelles, è il vicepresidente esecutivo Valdis Dombrovskis, lettone e del Ppe, a sottolineare che "la crisi avrà effetti maggiormente negativi sulle persone con un basso reddito e con standard di vita più bassi, specie nei luoghi in cui i sistemi di protezione sociale sono meno sviluppati o meno generosi". Dombrovskis ha anche notato "un rapido aumento della disoccupazione nei Paesi che non hanno schemi consolidati di lavoro a orario ridotto o che hanno un mercato del lavoro flessibile".
In alcuni dei Paesi al di là della ex cortina di ferro, oltretutto, le tendenze a deviare dagli standard della democrazia occidentale sono visibili da tempo, e un aumento della disoccupazione potrebbe favorire ulteriori derive. Già nel collegio del 22 aprile, i commissari prendevano atto che il tasso di disoccupazione nell'Unione "è in media del 10% della popolazione attiva, con i lavoratori temporanei e le famiglie più povere che sono le prime vittime".
Gentiloni da settimane batte e ribatte sul tasto occupazione: Next Generation Eu finanzierà, tra l'altro, la ristrutturazione degli edifici e il loro efficientamento energetico, un'attività ad alta intensità di manodopera.
La necessità di avere come priorità la lotta alla disoccupazione alla Commissione si affaccia in collegio solo un mese dopo la scoperta del presunto 'paziente uno' a Codogno, come emerge chiaramente dai verbali. Prima del collegio del 18 marzo, nei verbali delle riunioni il rischio rappresentato dalla disoccupazione che incombe sull'Europa non viene visto: ancora nel collegio del 10 marzo, quando il governo Conte ha già messo in lockdown l'intera Italia, la minaccia esiziale che l'epidemia di Covid-19 rappresenta per l'Ue non viene percepita nella sua gravità.
E' in quei giorni, tra il 9 e il 13 marzo, che Paolo Gentiloni, commissario all'Economia che è molto ascoltato in Commissione, essendo, insieme al lettone Dombrovskis, l'unico che è stato primo ministro (di un grande Paese), spiega a Ursula von der Leyen la minaccia esiziale che rappresenta la Covid-19. Conosce bene la situazione drammatica in cui si trova l'Italia e spiega a chi si culla nell'illusione che si tratti di un problema solo italiano che si sbaglia. Di grosso, come diventerà poi evidente di lì a qualche giorno.
Von der Leyen capisce e il 10 marzo telefona a Giuseppe Conte, per esprimergli "solidarietà" l'11 marzo, prima di una videoconferenza con Conte, diffonde sui social un video, in italiano, in cui esprime vicinanza al popolo della Penisola, che nel Nord sta subendo la prima ondata del contagio ("Siamo tutti italiani, non siete soli"). Il rischio di vedere un'impennata della disoccupazione in Europa si affaccia in collegio solo il 18 marzo, quando i commissari sottolineano gli "sforzi che devono essere fatti per prevenire la disoccupazione di massa nell'Unione".
Ancora il 29 aprile, nella discussione tra i commissari si evidenzia il rischio che "l'Unione faccia troppo poco e troppo tardi, cosa che comporterebbe un onere significativo sulle capacità di ripresa economica e di creazione di posti di lavoro, portando ad un livello elevato di disoccupazione strutturale di lungo termine". Anche il 25 marzo i commissari evidenziano "l'assoluta priorità di proteggere i posti di lavoro nell'Ue".
Ora la necessità di lottare contro la disoccupazione è ben chiara, almeno a livello Ue. La storia non si ripete mai, ma spesso fa rima, come si dice: in Germania tra l'estate del 1929 e l'inizio del 1932 la disoccupazione, con la Grande Depressione innescata dal crollo di Wall Street, passò dal 4,5% al 24% (Dimsdale-Horsewood-Van Riel, "Unemployment in Interwar Germany", Cambridge University Press), decretando la fine della Repubblica di Weimar e l'ascesa al potere di Adolf Hitler (30 gennaio 1933), che porterà la Germania alla piena occupazione nel giro di pochi anni.
Fare paragoni è azzardato e improprio, ma un filosofo come Marc Lazar, intervistato ieri da Repubblica, ha evidenziato il punto politico: "Abbiamo visto che in Italia come in Francia le persone hanno accettato in modo rapido di abbandonare le loro libertà per ottenere una protezione. Si trattava di un bisogno di protezione sanitaria. È stata una parentesi, o l'inizio di qualcosa?".