Milano, 22 set. (Adnkronos) - Si faceva pagare i lavori in nero, ma dopo alcuni anni si presentava ai suoi clienti reclamando il pagamento delle fatture, in realtà mai emesse. In questo modo, è riuscito ad accumulare un patrimonio da oltre 7 milioni di euro. Fino a quando è stato scoperto e arrestato. E' accaduto nel cremonese a un artigiano al quale ora i finanzieri della compagnia di Crema, in esecuzione di una sentenza di condanna definitiva emessa dalla Corte d’Appello di Brescia, hanno confiscato il patrimonio, dal complessivo valore di 7 milioni e 800 mila euro.
L'uomo, che attualmente sta scontando la pena di quattro anni e dieci mesi di reclusione al carcere di Bollate, nel corso degli anni aveva realizzato numerose estorsioni in danno dei suoi clienti. Le indagini condotte dalle fiamme gialle tra il 2014 ed il 2016 su delega della procura di Cremona, hanno permesso di ricostruire il meccanismo messo in atto che consisteva nella pretesa, da centinaia di vecchi clienti che in passato lo avevano già pagato in nero o comunque in contanti per i lavori effettuati, di un ulteriore pagamento dietro la minaccia di decreti ingiuntivi. Lo schema era semplice: dieci anni dopo la cessazione dell’attività d’impresa, scaduto il termine quinquennale di prescrizione per la contestazione delle violazioni tributarie, ma ancora in tempo per promuovere l’azione civile, il cui termine è invece decennale, cominciava a sollecitare il pagamento delle fatture.
Oltre 180 le fatture, tutte datate 2004, per le quali l’artigiano ha proposto ricorso per ingiunzione al tribunale nel 2014: le vittime, non potendo dimostrare l’avvenuta estinzione del debito, avendo pagato in contanti e in nero, sono state costrette a pagare.
Nel corso delle indagini, tuttavia, le fiamme gialle cremasche hanno ricostruito l’intero patrimonio mobiliare ed immobiliare riconducibile all’artigiano, accertando un’elevatissima sproporzione tra tale tenore di vita ed i redditi effettivamente dichiarati.
E questa indagine 'parallela' ha consentito di assoggettare a sequestro preventivo per sproporzione, disposto dal gip di Cremona, un patrimonio dal complessivo valore di 7,8 milioni di euro composto da 91 immobili e 30 veicoli, nonché diverse società ed il saldo attivo di numerosi conti correnti (alcuni dei quali anche ubicati all’estero).
Il patrimonio dell’artigiano, con il passaggio in giudicato della sentenza di condanna, è stato così definitivamente confiscato e reimmesso interamente nella disponibilità dello Stato.