Roma, 22 apr. (Adnkronos) - "Premesso che io non sono un moralizzatore, faccio il giornalista e ho dato una notizia" la vicenda del giudice Piero Gamacchio "è una spia della temperatura corporea della magistratura: come tutte le corporazioni sono state poco scandagliate in questi decenni, c'è un'autoreferenzialità altissima. E' una spia di allarme di come il sistema di controllo e autocontrollo al suo interno non sia così perfetto". Gianluigi Nuzzi commenta così, intervistato dall'Adnkronos, la storia che lui stesso ha portato alla luce del magistrato milanese che non avrebbe pagato pranzi in alcuni ristoranti, del quale ieri ha svelato finalmente l'identità: è il Consigliere della Corte d'Appello di Milano Piero Gamacchio.
Una vicenda che lo stesso Nuzzi ha raccontato, in diverse 'puntate', svelando particolari sempre più dettagliati fino a ricostruire la figura di un giudice che aveva l'abitudine di lasciare conti in sospeso ovunque, fino ad un prestito mai restituito di 40mila euro. "Un anno fa sono venuto a sapere da Carlo Belotti, ristoratore milanese, che c'era un giudice che veniva a cena da lui, amante di vini di primissima qualità e piatti con il tartufo bianco, che aveva un conto in sospeso di circa un migliaio di euro. Quando mi ha detto il nome sono rimasto sorpreso, ma è finita lì".
Da lì, una serie di episodi, alcuni fortuiti, alcuni di indagine, estendono la cosa a macchia d'olio facendo emergere la verità. Non più un solo ristorante, ma diversi, una boutique, e un avvocato a cui il giudice Gamacchio non ha -ancora- restituito ben 40mila euro di prestito. "Gamacchio portava a queste cene un sacco di magistrati di altissimo livello, sempre a scrocco: tanti, diversi e anche molto importanti", racconta Nuzzi. Ma "quello che mi ha fatto decidere a rivelare il nome è che mi sono accorto che il prestito era stato chiesto ad un avvocato dello stesso tribunale", rivela.