Roma, 23 set. (Adnkronos) - La 'Casaleggioexit', potremmo definirla così. E la strada che porterebbe Davide Casaleggio a diventare 'fornitore di servizi', dunque figura esterna al Movimento, abbandonando gradualmente, un passo alla volta, il ruolo di colui che è considerato a tutti gli effetti detentore delle chiavi della piattaforma dove gli attivisti grillini possono esprimere il loro voto. La exit strategy consentirebbe, in sintesi, di continuare a garantire a Milano il pagamento dei 300 euro mensili chiesti a parlamentari e consiglieri regionali, ma con una nuova formula. Staccandosi, appunto, un passo alla volta. E sedando in parte i malumori degli eletti.

Dal quartier generale di Milano tutto tace: Casaleggio non rilascia dichiarazioni alla stampa. Almeno per ora. Ma fonti interne al Movimento raccontano all'Adnkronos di una proposta che il presidente dell'Associazione Rousseau avrebbe formalizzato già da qualche settimana, mettendola nero su bianco e indirizzandola al capo politico del M5S, Vito Crimi.
I vertici pentastellati l'avrebbero tuttavia considerata sostanzialmente irricevibile: troppe incognite, a partire dalla valutazione, non secondaria, di una richiesta economica giudicata eccessivamente onerosa. C'è chi sostiene, ad esempio, che nel 'computo' di quanto corrispondere per il servizio Rousseau, Casaleggio abbia considerato per i parlamentari il numero totale degli eletti, nonostante tra Camera e Senato i 5 Stelle abbiano perso da inizio legislatura ben 40 parlamentari, ovvero 23 deputati e 17 senatori. Per non parlare dell'emorragia nei consigli regionali.